Documenti alla Parrocchia della cerimonia
Portare i documenti a Tortona
Mancano ormai poco più di 40 giorni alla data fatidica eppure quei poveretti dei promessi sposi ancora navigano nel marasma delle cosa da fare e organizzare. Raccolte tutte le carte necessarie dovevano ancora recarsi a Tortona, presso la sede della Curia locale, da cui dipende la parrocchia scelta per la cerimonia. I due, armati di tanta pazienza, sono partiti venerdì mattina alla volta della ridente località del Basso Piemonte. Una cittadina amena, carina, decisamente ricca. Un centro storico gradevole (nella bella stagione) e vie pedonalizzate con negozi piuttosto carini. Un bar ottimo, Vincersi, mi pare, ed un ristorantino carino con piatti particolari. La trasferta è stata piacevole e condita da una visita a un centro commerciale della zona…Conforama o qualcosa del genere. Ma il promesso sposo resta dell’idea che sia assurdo, nel 2009, doversi fare quasi un’ora di macchina per far mettere un timbro su un documento che è partito da Genova (nato in una parrocchia, poi trasferito in due parrocchie – del nubendo e della nubenda – poi tornato nella parrocchia originaria e, ancora, per la curia genovese) per poi passare dalla curia di Tortona e infine alla parrocchia del luogo indicato per la cerimonia. Allo Stato del Vaticano non hanno scoperto il fax? E deve essere cura dei nubendi fare il giro dell’oca per avere i documenti in regola? E poi si meravigliano che la gente si sposa in Comune? Una mattinata “persa” e via… invece di giornate e giornate e viaggi, controviaggi, attese e quant’altro. Modica invece la “richiesta” per il bollo… circa 5 euro (da sommarsi ai genovesi) che vale come “biglietto d’ingresso” alla meravigliosa raccolta di affreschi e quadri ospitata nella Curia di Tortona (vicino al Duomo). Le persone sono molto cordiali e la cucina locale, tutto sommato, merita.
La consegna delle bomboniere
L’appuntamento era fissato al casello autostradale di Genova Voltri. “Troverete un furgoncino bianco – ci hanno detto al telefono – vedrete altre auto che aspettano”. Più che una consegna di confetti e sacchettini sembrava lo scambio di un narcotrafficante colombiano o, al massimo, uno di quei messaggi dei rapitori alla consegna del riscatto. I due promessi sposi si sono messi in macchina e sono partiti. Direzione il fantomatico casello di Genova – Voltri. “Dobbiamo fare qualche segnale? – scherzava il nubendo – O magari uscire con le mani bene in vista?”. La faccenda era tremendamente seria ma l’atmosfera era tardo adolescenziale. Arrivati al casello si paga il biglietto (il telepass…maledizione, devo andare a farlo) e si procede “direzione Arenzano, svoltando sulla destra, proseguite per 100 metri e vedrete il furgone”. Le indicazioni erano chiarissime ma di spiazzi nemmeno l’ombra e i nubendi iniziavano ad avere qualche preoccupazione. Mesi prima, ad Alessandria (e più precisamente presso il centro sposi della ValMadonna) avevano prenotato bomboniere e sacchettini in quantità tali che nemmeno l’Imperatore della Cina avrebbe eguagliato. Come al solito erano partiti per “spendere il meno possibile” e si erano ritrovati a scegliere tra sacchettini in seta imperiale ricamati in oro e platino e porta-confetti in damascato fatto a mano secondo la segretissima tradizione assiro-babilonese. Si erano quasi dimenticati di quell’appuntamento. Sembrava una cosa fatta e invece… Quando la tensione stava salendo alle stelle ecco, sul marciapiede opposto, il furgoncino bianco con i portelloni posteriori aperti e dietro una serie di macchine parcheggiate in modo “fantasioso” da cui erano scese una decina di persone, in coppia o meno, che si guardavano attorno come se dovesse arrivare la polizia da un momento all’altro. “Ma che diavolo di appuntamento è – chiedeva il promesso sposo – è un raduno di mafiosi?”. Poco dopo, uno dopo l’altro, i clienti – tutti prossimi alle nozze – hanno iniziato a presentarsi al conducente con i propri nomi: luca e anna, mario e laura, giovanni e rosa… Il tizio annuiva, si infilava nel furgone e ne usciva con enormi scatoloni carichi di confetti, bomboniere, partecipazioni e fiocconi di tutti i colori. Poi si passava al pagamento, scontrino (una sorpresa in Italia) e via. Al turno dei nubendi, come tossici al sert per la dose di metadone, ecco gli scatoloni ben confezionati, ecco lo scontrino, ecco i soldi. PS: la storia è romanzata. L’appuntamento è stato “particolare” ma non possiamo davvero lamentarci… abbiamo prenotato, nessun anticipo, consegna a Genova e nessun ulteriore viaggio in ValMadonna. Davvero ottimo…
Trovato il nuovo Prete
Un nuovo prete per la cerimonia dei promessi sposi. La lieta notizia è giunta stamane nel centro Media che segue i preparativi del matrimonio. La cocente delusione per primo forfait aveva messo in agitazione tutto lo Staff organizzativo ma al termine di un rapido giro di consultazioni, è stato “eletto” il nuovo parroco. Trattasi di persona impegnata nel sociale, attivo in un quartiere “difficile”, molto giovane e dalle prediche più contenute. I promessi lo hanno già incontrato in un colloqui riservato – il cui contenuto è coperto dal massimo riserbo (basta telefonare alla nubenda per avere una cartella stampa con tutti i particolari). Il colloqui è stato allietato da due gatti tigrati che hanno zampettato i promessi nell’animalesco tentativo di attrarre la loro attenzione (o di farli desistere). Il parroco ha ascoltato e fatto qualche domanda. Seguirà altro incontro per definire letture e scaletta. Ma di questo il nubendo proprio non ne vuole sapere. Gioite, dunque, cari amici. I poveretti hanno trovato qualcuno che celebri il rito e voi vi siete scampati un rito pre conciliare con predicozzo di circa due ore, canti gregoriani e, forse, sacrifici umani.
Il Vestito dello sposo
Il tempo ormai stringe e il promesso sposo ha iniziato a fare i conti con uno dei quesiti più assillanti della prossima cerimonia matrimoniale…cosa mi metto? Abbandonata la decisione di indossare un abito da cerimonia di tipo “tight”, che avrebbe costretto testimoni e genitori a seguirne la scelta, il nubendo ha optato per un abito normale, magari scuro, da potersi riutilizzare nella “vita di tutti i giorni”, magari arricchito da un estroso particolare che possa orripilare i presenti e far imbufalire la sposa. Un appuntamento più volte rimandato ma che, ultimamente, era divenuto fonte di “delicati” messaggi subliminari di suocera e promessa. “Sabato vai i centro?” o domande simili erano il segnale di allarme del “tempo scaduto”. IN realtà mancano quasi tre mesi alla fatidica data ma, si sa, meglio far tutto presto e bene… Così, sabato 4 aprile, a 84 giorni dalla data del matrimonio, il promesso sposo si è ripromesso di visitare almeno 3 dei 500 negozi indicati da amici, parenti e promessa. Il primo negozio è stato quello giusto. Il nubendo è entrato convinto di dover acquistare un abito blu ma si è invaghito di un “panciotto” che proprio con il blu non ha niente a che vedere. Era già al sesto o ottavo abito provato, con il commesso ormai disperato, quando è partita la domanda: “avete un panciotto un po’ particolare? Diciamo da cerimonia?” L’omino si è allontanato bestemmiando ed è tornato con tre capi davvero particolari. I primi due avrebbero fatto la loro porca figura in un ricevimento di nozze del tardo 700 francese e sembravano strappati da una poltrona di un salottino londinese. Il terzo appariva come una visione estatica. “E’ mio – ha esclamato il nubendo – almeno qualcosa di strano”. Il bla bla dell’omino andava dal “potrebbe metterlo anche alla prima a teatro” al “se uno ha voglia di indossare un capo particolare anche a una serata”. Il promesso sposo tratteneva a stento le risate ma annuiva con la testa. A quel punto, però, il blu era impossibile. Troppo stridore di colori… meglio un grigio, un nero, un antracite. “Le righine proprio no – mi sanno di gangster anni Venti – ridacchiava il nubendo” ma sapete che ha gusti tutti suoi… Altri 5 o 6 vestiti provati…la taglia che stringe o è troppo larga… e alla fine…eccolo. Al contrario della promessa sposa, che sta comunicando anche la taglia dell’intimo che indosserà, il presto sposo è molto riservato e non vuole privarvi delle sorprese. Pertanto non vi sarà rivelato altro. Siete ovviamente liberi di esprimervi a gesti, insulti, parolacce, al termine della cerimonia.
Il prete ha dato buca
Il prete ha dato buca. Una nuova tegola si abbatte sull’organizzazione del matrimonio dei nostri poveri promessi sposi.
Il prete, già tentennante sin dai tempi della prima richiesta, ha ufficialmente alzato bandiera bianca. Non potrà celebrare le nozze.
A rendere impossibile la partecipazione del parroco alla cerimonia hanno contribuito vari elementi come la distanza della parrocchia dove si celebra, il fatto di avere una precedente richiesta da parte di parrocchiani e… un collega polacco.
Il prete slavo ha tirato buca al matrimonio dei parrocchiani e il nostro lo deve sostituire.
La tragica notizia è stata comunicata con toni sommessi ed accompagnata da una assicurazione “il primo battesimo vengo di sicuro”.
Battesimo? Ma vaffa…
