Il tempo ormai stringe e il promesso sposo ha iniziato a fare i conti con uno dei quesiti più assillanti della prossima cerimonia matrimoniale…cosa mi metto? Abbandonata la decisione di indossare un abito da cerimonia di tipo “tight”, che avrebbe costretto testimoni e genitori a seguirne la scelta, il nubendo ha optato per un abito normale, magari scuro, da potersi riutilizzare nella “vita di tutti i giorni”, magari arricchito da un estroso particolare che possa orripilare i presenti e far imbufalire la sposa. Un appuntamento più volte rimandato ma che, ultimamente, era divenuto fonte di “delicati” messaggi subliminari di suocera e promessa. “Sabato vai i centro?” o domande simili erano il segnale di allarme del “tempo scaduto”. IN realtà mancano quasi tre mesi alla fatidica data ma, si sa, meglio far tutto presto e bene… Così, sabato 4 aprile, a 84 giorni dalla data del matrimonio, il promesso sposo si è ripromesso di visitare almeno 3 dei 500 negozi indicati da amici, parenti e promessa. Il primo negozio è stato quello giusto. Il nubendo è entrato convinto di dover acquistare un abito blu ma si è invaghito di un “panciotto” che proprio con il blu non ha niente a che vedere. Era già al sesto o ottavo abito provato, con il commesso ormai disperato, quando è partita la domanda: “avete un panciotto un po’ particolare? Diciamo da cerimonia?” L’omino si è allontanato bestemmiando ed è tornato con tre capi davvero particolari. I primi due avrebbero fatto la loro porca figura in un ricevimento di nozze del tardo 700 francese e sembravano strappati da una poltrona di un salottino londinese. Il terzo appariva come una visione estatica. “E’ mio – ha esclamato il nubendo – almeno qualcosa di strano”. Il bla bla dell’omino andava dal “potrebbe metterlo anche alla prima a teatro” al “se uno ha voglia di indossare un capo particolare anche a una serata”. Il promesso sposo tratteneva a stento le risate ma annuiva con la testa. A quel punto, però, il blu era impossibile. Troppo stridore di colori… meglio un grigio, un nero, un antracite. “Le righine proprio no – mi sanno di gangster anni Venti – ridacchiava il nubendo” ma sapete che ha gusti tutti suoi… Altri 5 o 6 vestiti provati…la taglia che stringe o è troppo larga… e alla fine…eccolo. Al contrario della promessa sposa, che sta comunicando anche la taglia dell’intimo che indosserà, il presto sposo è molto riservato e non vuole privarvi delle sorprese. Pertanto non vi sarà rivelato altro. Siete ovviamente liberi di esprimervi a gesti, insulti, parolacce, al termine della cerimonia.
Archivio per Abito dello sposo
ValMadonna – Ultima Frontiera (secondo)
E’ giunta l’occasione per una nuova puntatina in quel di Alessandria con meta finale il celeberrimo Cesaro Atelier della ValMadonna. Decantate le qualità praticamente magiche del centro, gli sposi non potevano proprio rinunciare ad una visita. Memori del fallimento tragico della passata missione sono partiti di venerdì ed hanno raggiunto l’amena località del Basso Piemonte. Il centro è enorme. Un edificio a metà strada tra il centro commerciale, il ristorante centro ricevimenti ed il negozio. Si raggiunge abbastanza facilmente una volta raggiunta Alessandria. All’interno un salone con tutte le bomboniere che vi possiate sognare (belle e brutte) e uno stuolo di gentilissime signore pronte a seguirvi nel difficilissimo compito di prendere una decisione. Gli sposi hanno detto cosa cercavano e in quattro e quattr’otto si sono trovati con il contratto firmato in mano. Tutte le variabili possibili, tela di juta come desiderato, colore chiaro, chiusura con girasole e dimensioni ridotte per “assemblaggio”. Unica delusione veramente tragica è stata quella dei confetti. Mentre erano nel salone gli sposi sono stati convinti ad assaggiare una decina di confetti diversi. Ripieni di frutta, cioccolate varie e persino limoncello e nutella. Peccato che, in estate, sia sconsigliatissimo tale tipo di confetto. La signora che li ha serviti ha detto che li avrebbero messi solo a nostro rischio e pericolo. I confetti si rompono, macchiano i sacchetti e loro li rifanno ma a pagamento. Insomma…niente confetti di gusti diversi… peccato. Ci rifaremo con la confettata.
All’atelier c’è anche la boutique per lo sposo e la sposa e quindi una capatina è stata d’obbligo anche perchè il tempo stringe e l’abito dello sposo manca ancora. La scelta è praticamente infinita. Si va dai normali completi scuri agli abiti più elaborati e francamente ridicoli. Pizzi e fronzoli, scarpe con i brillantini e giacche lucide con arabeschi degni del più assurdo dei circhi. De gustibus, dicevano gli antichi e di “gusti” ce ne sono davvero tanti. Lo sposo ha provato completi da 800 euro, panciotti grigi e scuri, abiti con righine e riflessi vari, il tutto accompagnato da una camicia di seta grigetta con necessità di gemelli. Non si è sentito a posto con nessuna dlle combinazioni. “Sembro un pinguino” il commento più ricorrente. Bomboniere Ok, abito KO
