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È arrivato il primo regalo

Una gradita sorpresa ha stupito i promessi sposi. Il servizio di spionaggio dei servizi deviati ha infatti comunicato che “qualcuno” (in realtà sappiamo tutto di lui/lei) ha fatto il primo regalo di nozze.
I due, stupiti ma felici, si sono subito messi in contatto con il loro agente all’Havana e hanno appreso le credenziali del “donante” e l’entità donata.
Trattasi di oggetto inserito nella lista di nozze dalla nubenda quindi proveniente dalla “cerchia” delle amicizie della stessa.
Oggetto simpatico e graditissimo alla promessa ma di esclusiva pertinenza femminile.
Il promesso sposo, appresa la notizia, ha organizzato un summit straordinario con il suo Staff di stregoni e sciamani e ha inviato un primo “ringraziamento” cui farà seguito quello tradizionale.
Se il giorno delle nozze vedrete qualcuno/a che si aggira per la festa come un’anima in pena, senza riuscire a sedersi a causa di “un certo fastidio”… beh, quella è quasi certamente la persona in questione.
Il nubendo non è però cattivo dentro. Ha disposto affinché il suo Staff sciamanico preveda una possibilità di redenzione per il/la colpevole.
È possibile evitare il terribile incantesimo versando un cospicuo quantitativo di denaro nella lista di nozze denominata “lista viaggio”.
La persona è avvisata…

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Trovato il nuovo Prete

Un nuovo prete per la cerimonia dei promessi sposi. La lieta notizia è giunta stamane nel centro Media che segue i preparativi del matrimonio. La cocente delusione per primo forfait aveva messo in agitazione tutto lo Staff organizzativo ma al termine di un rapido giro di consultazioni, è stato “eletto” il nuovo parroco. Trattasi di persona impegnata nel sociale, attivo in un quartiere “difficile”, molto giovane e dalle prediche più contenute. I promessi lo hanno già incontrato in un colloqui riservato – il cui contenuto è coperto dal massimo riserbo (basta telefonare alla nubenda per avere una cartella stampa con tutti i particolari). Il colloqui è stato allietato da due gatti tigrati che hanno zampettato i promessi nell’animalesco tentativo di attrarre la loro attenzione (o di farli desistere). Il parroco ha ascoltato e fatto qualche domanda. Seguirà altro incontro per definire letture e scaletta. Ma di questo il nubendo proprio non ne vuole sapere. Gioite, dunque, cari amici. I poveretti hanno trovato qualcuno che celebri il rito e voi vi siete scampati un rito pre conciliare con predicozzo di circa due ore, canti gregoriani e, forse, sacrifici umani.

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La Cresima del nubendo

Dopo un lungo tiramolla con il parroco, il nubendo è riuscito a ottenere di accelerare la pratica per la famigerata Cresima. Invece di partecipare al corso per poi andare in Cattedrale, ha ottenuto di andare alla cerimonia e di fare dopo il corso. Il nubendo si è impegnato ed il parroco, generosamente, si è fidato. Il cresimando si è recato presso la parrocchia dove è stato battezzato ed ha chiesto un certificato di battesimo. A dire la verità è stato il povero genitore a fare la trafila ed è riuscito a litigare con il “perpetuo” che lo ha straziato ripetendo che non poteva fare un certificato di battesimo uso matrimonio perchè il nubendo non ha la cresima e quando il genitore ribadiva che senza certificato di battesimo niente cresima la scenetta si ripeteva.

Ottenuto in qualche modo il certificato, il nubendo si è presentato in cattedrale l’ultimo sabato del mese, come da prassi, accompagnato da amici, parenti, suoceri e giubilanti vari. Con la madrina si è seduto sulle gelide panche dell’edificio ed ha atteso. Era nervoso, molto nervoso, perchè un omino ha iniziato a ripetere dal pulpito che occorreva essere preparati e aver studiato, che sarebbe stato necessario rispondere a “delle domande” in modo corretto. Insomma, il nubendo temeva di essere smascherato davanti all’Alto Prelato. Era rimasto piacevolmente sorpreso dalla presenza, nella chiesa, di un gran numero di adulti più che vaccinati, diciamo cotti. Temeva di presenziare ad una cerimonia con una cinquantina di ragazzini vocianti che lo dileggiavano come accade per quei ripetenti ormai uomini fatti, a scuola. Era sollevato di non essere l’unico, il solo, coperto di infamia per non aver fatto la Cresima da piccino, quando era l’ora.  Tuttavia sudava al pensiero che qualcuno gli avrebbe posto delle domande e che molto probabilmente non avrebbe saputo rispondere. Aveva letto su Internet che il vescovo, o chi per lui, avrebbe chiesto di rinunciare a Satana (non lo conosco, è un buon ristorante?) e gli avrebbe chiesto di accettare qualcosa. Poi si sarebbe messo in fila con il padrino/madrina con la mano destra sulla spalla destra (e se è mancino?) e sarebbe stato presentato al vescovo, avrebbe ricevuto una stretta di mano e l’unzione con olio benedetto.  Così è stato e tutto è filato liscio. La giornata fredda, con la pioggia torrenziale, non ha aiutato a rendere più simpatica la cerimonia. Tuttavia il nubendo ne conserverà un buon ricordo.

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Seconda visita alla Tenuta La Marchesa

Era desiderio dei futuri sposi visitare la tenuta una seconda volta, con il favore della luce diurna, e per provare la celebre cucina del posto. Dopo una passeggiata lungo la ex ferrovia di Cogoleto, complice un fronte perturbato, abbiamo deciso di rientrare e di approfitare della mezza giornata per una sortita inattesa al l’agriturismo. Gradita ospite una cara amica della futura sposa, siamo giunti in orario improbabile presso il locale. Abbiamo effettuato un giro di perlustrazione nel giardino e nei locali armati di macchina fotografica. Abbiamo riscontrato qualche “difettuccio” nella manutenzione dello stabile (muro sbrecciato) e nella recinzione della piscina (orribile griglietta verde). Confidiamo che il muro venga riparato e che la siepe messa a dimora accanto alla retina la copra entro la primavera. La gentile accompagnatrice ha anche sottolineato la misura “non certo olimpionica” della piscina ma di questo possiamo discutere. Abbiamo deciso di invertire l’ordine degli spazi dedicando l’area più grande agli antipasti e quella più piccola al taglio della torta e alla musica. Abbiamo pranzato a base di tagliere di salumi e formaggi (alcuni davvero straordinari) e primi a base di trofie zafferano e speck e straccetti al sugo di faraona. Secondi di carne (tagliata di manzo alla salsa di tartufo) e dolce (cheese cake alla crema di mandarino e assaggi di torte). Poco vino rosso e bianco (di rigore per il promesso sposo). Dobbiamo ammettere che ci aspettavamo qualcosa di più ma formaggi e primi hanno confermato la buona reputazione del locale. Nel post pranzo, dopo innumerevoli interventi dell’accompagnatrice sui più disparati argomenti (sua la scoperta del perché delle dimensioni della piscina, della non esistenza della famigerata Marchesa, del nome del titolare) siamo riusciti ad incontrare nuovamente il cuoco e a definire alcuni elementi rimasti ancora in sospeso. La futura sposa avrà soddisfatti alcuni “capricci” mentre restano da chiarire alcuni dettagli. Il prezzo è stato presssochè concordato e occorre ora confermare. L’acconto è “rilevante” ma dovremo ancora discuterne. Restiamo d’accordo di risentirci entro la settimana per una conferma. Poi occorrerà dare acconto e poi proveremo e riproveremo il menu e tutti i dettagli.

La futura sposa si è imbufalita con il promesso per aver rinviato ancora la decisione. Lo accusa di “temporeggiare”. Di certo abbiamo la sensazione che, se avessimo confermato quel giorno, non ci sarebbe stato presentato il conto per il pranzo. Il promesso sposo si difende invocando il diritto di rivedere la situazione e di rinviare finchè è possibile l’impegno in ragione della possibilità di “clamorosi sviluppi” (una nuova location).

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Andiamo a mangiare in un posto da “fighetti”?

Per prima cosa vorremmo tranquillizzare tutti i partecipanti al rinfresco. La tenuta “La Marchesa” non è un agriturismo vero e proprio ma nemmeno la vera tenuta di una vera marchesa. Vi sveliamo, rifuggendo per natura ogni forma di snobbismo, che trattasi di cascina agricola acquistata da imprenditore del settore tessile e trasformata prima in agriturismo e poi in location per matrimoni. Non esiste nessuna “marchesa”. Probabilmente se l’avessero chiamata “la sguattera che lava i piatti” avrebbe fatto meno effetto. Tutto qui.

Pare, dicunt, tradunt, che vi sia stata una “signora marchesa” che, millanta anni fa organizzò un ricevimento di nozze. Ma si tratta di una “leggenda di paese”. Il posto è carino, simpatico, in mezzo alla natura e “vicino” al luogo della cerimonia. È stato scelto dai futuri sposi “a pelle” e non vi sono altri motivi reconditi. Se doveste dedurre qualcosa fatelo pubblicamente sul blog. Siamo molto curiosi.

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Palazzo dei Fieschi (Savignone)

in fase di elaborazione

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Il Ricevimento – note generali

Il ricevimento di nozze è certamente uno dei punti più delicati del matrimonio.

Molti infatti i contrasti che possono nascere nella scelta del luogo. La coppia avrà modo di mettere alla prova le capacità di mediazione e di equilibrio che dovrebbero – il condizionale è d’obbligo – poi servire a mantenere a lungo il rapporto.

Se girate su Internet trovere mille consigli e suggerimenti ma io voglio illustrare la cosa come l’ho veduta.

Dovrete decidere che tipo di ricevimento volete fare. Ricco o alla buona. Sontuoso e hollywoodiano o sincero e raccolto.

Sarete molto fortunati se, come è accaduto a me, il futuro sposo e la futura sposa hanno pensato alla stessa cosa.

Dovrete senza dubbio arrivare a dei compromessi ma è meglio partire da una visione comune.

A volte lui vorrebbe invitare 20 amici per una pizza con birra e rutto libero mentre lei vorrebbe il parco della villa di Los Angeles con 2mila invitati e tutto fiumi di champagne ed elicotteri che lanciano petali di rosa.

Comprenderete dunque che la faccenda, in questo caso, risulta piuttosto spinosa.

Se non siete fortunati e la vostra lei ha un’idea diametralmente opposta alla vostra potete sempre metterla sul piano economico. Una frase ad effetto potrebbe essere questa: “se paga tuo padre facciamo quello che vuoi”. Di solito basta a far atterrare gli elicotteri, a trasformare lo champagne in prosecco e a ridurre a un decimo gli invitati.

Di norma, invece, sono i consuoceri ad accollarsi la spesa del ricevimento. Giustizia vorrebbe una ripartizione al 50% ma è celebre il detto “tra moglie e marito non mettere dito” e dunque le variabili sono pressochè infinite e sarebbe filosofia proseguire il discorso.

Quasi certamente avete già parlato, prima d’ora, di come avreste sognato il matrimonio ed il ricevimento. Dunque sapete – o pensate di sapere – cosa vorrebbe la vostra adorabile futura mogliettina.

Preparatevi a questa fase dei preparativi come il condannato a morte che si appresta al patibolo. Potrete urlare e dibattervi, ritardare e chiedere pietà. Ma alla fine voi soccomberete e il boia (la vostra lei) avrà quel che aveva deciso.

Se volete dar retta a uno scemo (il sottoscritto) limitatevi a una prima trattativa generale nel corso della quale illustrate esattamente quello che vorreste. L’atmosfera, il luogo, il numero degli invitati e anche – datemi retta – la spesa che vorreste sostenere.

Se il discorso viene affrontato nella fase iniziale di intontimento della futura sposina (scientificamente le 36/48 ore successive alla capitolazione del futuro sposo sul tema: quando ci sposiamo?) vi sono buone speranze che, dopo, non possa esagerare nelle scelte in direziona ostinata e contraria.

Dopo sarà solo un monologo… lei che passa dalle tovaglie di carta a quelle di seta, lei che passa dal piatto di spaghetti in una trattoria ai tagliolini di astice vivo servito da camerieri in livrea settecentesca al ritmo della musica di Mozart suonata dalla Philarmoniker di Vienna (proprio quella con i 300 musicisti).

Se vi sarete accordati prima potrete sostenere un minimo di battaglia di conservazione delle barricate… diversamente sarete travolti.

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