Nel corso del secondo incontro del corso prematrimoniale ci è stato chiesto di riflettere su alcuni quesiti: cosa è l’amore? Perché è difficile amare? Siamo innamorati o ci amiamo? Amare è sempre volere il bene dell’altro?
I kapò hanno attaccato un bel foglio di carta bianca alla parete e hanno scritto “amore è”.. Riuniti nel consueto cerchio ancestrale (quello che per gli scout è inviolabile) ci hanno chiesto di dire cosa è, per noi, l’amore. Alle prime battute ci siamo tenuti sul colto ma poi, in breve, l’atmosfera è scivolata sul patetico andante… amore è coccole, amore è tenerezza e così via. La fiera delle banalità è andata in scena in tutta la sua articolata umanità. Uno spunto interessante è arrivato da una coppia che ha avuto un grave lutto familiare e che ha proposto che l’amore è assenza di morte. Il riferimento al lutto era evidente ma dopo qualche battuta il sacerdote ci ha parlato dell’amore come assenza di morte nella chiesa orientale. Incuriosito ho chiesto lumi e ho scoperto che pare (certezze non ne ho e posso aver mal compreso) nella chiesa orientale esiste il concetto di amore (matrimonio) che finisce per la “morte spirituale” del coniuge. Un esempio per capire… se tuo marito ti sfracassa di botte e non è più l’amorevole compagno di un tempo, ebbene probabilmente è “morto spiritualmente” e dunque non è necessariamente ancora tuo marito. Ed ancora, se tua moglie ammazza una persona, è morta spiritualmente e dunque puoi chiedere il divorzio o, forse sarebbe meglio dire, lo scioglimento del matrimonio. Un temone per la visione cristiano cattolica (d’occidente) del matrimonio indissolubile. Da noi si scioglie il matrimonio perché quel giorno non si capiva quel che si faceva, perché il coniuge non può o non vuole fare figli. Recentemente è scoppiata una buriana anche perché una coppia ha chiesto l’annullamento perché lei non era vergine ed ancora perché la mamma di lei rompeva i coglioni…ma questa è tutta un’altra storia. Converrete che è ben strano che, all’interno della medesima religione, vi siano concetti così differenti. Ad ogni modo anche io ci ho messo del mio ed è partito il primo scazzo del corso. Al mio turno, infatti, ho detto che penso che l’amore è un sentimento e, in quanto tale, non può che esserci o non esserci. Non avevo finito di parlare che già si potevano vedere le scintille negli occhi dei Kapò. Forse più turbati dalla conseguenza concettuale che dal significato reale di quanto stavo dicendo. E così è partita la “correzione”. Era urgente, evidentemente, ricondurre il filo logico del ragionamento a un percorso ben tracciato. Ho capito solo dopo come hanno interpretato le mie parole. Se l’amore c’è o non c’è ed il matrimonio è amore… il matrimonio stesso c’è o non c’è. Diciamo meglio… il matrimonio, come l’amore, può finire.
Io penso che sia un ragionamento accettabile ma non è quello che volevo dire. Comunque è seguita una divertente scenetta in cui una delle Kapò, quella più talebana ma abile affabulatrice, si è messa a parlare delle scelte adolescenziali della figlia evidentemente alle prese con piccoli amori. Ovvi e temo mal tollerati dalla mamma. “L’amore si costruisce giorno per giorno – ha detto abile – e se ti accorgi che qualcosa non va devi intervenire prima che l’amore finisca”. Anche questa argomentazione è validissima e accettabile. Potrei ribattere che se tuo marito inizia a prenderti a schiaffoni tutti i giorni… ma è dialettica. Poi è passata al dileggio… “l’amore va coltivato e prima che si esauriusca ci sono mille gradini di affievolimento in cui si può ancora intervenire. Solo gli adolescenti hanno pensano che l’amore pssa finire e sono sciocchezze”. Avrei voluto rispondere che l’amore, nei numerosi gradini di cui parlava esiste, c’è… e quindi è solo filosofia ribadire che o c’è o, appunto, non c’è. Quando le ho provate tutte… l’amore può finire. Punto. Ma la risposta piccata della Kapò, abilmente propinata come aneddoto, mi ha fatto imbufalire. Ho atteso di poter parlare e le ho detto calmo e serafico ma con voce ben impostata: “io sono qui per discutere e confrontarmi ed è ovvio che non abbiamo tutti le stesse idee. La mia vale quella degli altri e non è carino definire “sciocchezze” le opinioni altrui”. Mentre potevo leggere nella mente della tizia la sequenza di armi che avrebbe voluto usare l’altra coppia è intervenuta e ha sviato il discorso. Abilmente o per autentica convinzione (non lo sapremo mai) la frase è stata comunque inserita nel cartellone… dunque l’Amore c’è o non c’è.
