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Il prete ha dato buca

Il prete ha dato buca. Una nuova tegola si abbatte sull’organizzazione del matrimonio dei nostri poveri promessi sposi.

Il prete, già tentennante sin dai tempi della prima richiesta, ha ufficialmente alzato bandiera bianca. Non potrà celebrare le nozze.

A rendere impossibile la partecipazione del parroco alla cerimonia hanno contribuito vari elementi come la distanza della parrocchia dove si celebra, il fatto di avere una precedente richiesta da parte di parrocchiani e… un collega polacco.

Il prete slavo ha tirato buca al matrimonio dei parrocchiani e il nostro lo deve sostituire.

La tragica notizia è stata comunicata con toni sommessi ed accompagnata da una assicurazione “il primo battesimo vengo di sicuro”.

Battesimo? Ma vaffa…

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Corso Prematrimoniale – Le diversità che uniscono

 

  1. Le diversità che uniscono

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L’abito da sposa

Su questo particolare “ingrediente” della cerimonia non potrò dire molto e lascio ampio spazio alla gentil, prossima, consorte. Permettetemi, però, di formulare alcuni pensieri in libertà. Iniziamo con il ribadire che trovo veramente assurdo spendere migliaia di euro per un vestito (bellissimo, per carità) che indosserete solo un giorno. È un incredibile spreco di risorse ed uno schiaffo alla miseria, compresa la nostra. È evidente che, nonostante decenni di lotte sociali, la donna sia ancora ancorata a elementi di tradizione che dovrebbe rifuggire come la peste. L’abito bianco, inutile ribadirlo, è un richiamo a una certa condizione “fisica” che – secondo quella stessa tradizione – dovreste conservare sino al giorno del matrimonio e che, per fortuna anche nostra, non è che un pallido ricordo per molte o una condizione pre adolescenziale per altre (considerando l’età media del matrimonio intorno ai 30 anni e certi turbinii di traffico tra le lenzuola). Un retaggio del passato che ricorda omicidi d’onore, la lapidazione di certi fondamentalismi e la segregazione imposta per millenni da famiglia e società. Ci si aspetterebbe una sollevazione di popolo contro i simboli della schiavitù ed invece, straordinariamente, sono riusciti a “cambiare il gioco” convincendovi che quell’abito significa che, in quel giorno, siete delle Principesse al gran ballo della vita. I veli, gli strascici, il fatto di esser le uniche autorizzate a vestire in quel modo, sono gli ami tesi per catturarvi e voi abboccate come le boghe più ingenue. Con lo stesso metro logico ci dovremmo aspettare di vedere i neri americani che girano per strada con catene, magari di plastica, ai piedi. Non voglio nemmeno prendere in esame quelle matte che si trasformano in meringhe vaporose tra pizzi, merletti e veli o che si tirano come fossero le dive di Hollywood. Trucchi pesanti e abiti stile Madame Pompadour (ogni riferimento …) e spesso il risultato sfiora (o travalica) il ridicolo. Una ragazza carina, magari non una modella ma piacente, si trasforma nella caricatura di una “mignottona” in abito nuziale. Pensateci e riflettete bene anche perché quel poveretto che vi aspetta in chiesa e che vi vede tutte le mattine con il pigiama di peluche, potrebbe non reggere e scoppiare a ridervi in faccia. Per non parlare poi di quelle “sciantose” con strascico e velette che entrano come fossero la principessa Diana e poi, al primo intoppo, cristano e smadonnano come il peggiore degli scaricatori di porto. Pessime. Vi suggerisco un esercizio di riflessione. Dimenticate il matrimonio della Vs amica, quella odiosa che si è comprata l’abito da Valentino e vi ha detto di averlo pagato 3000 euro solo per farvi invidia e soffermatevi, invece, su come siete voi realmente. Pensate che la persona che dovrà restare più sorpresa (considerato anche che non vi può vedere prima) dovrebbe essere lo sposo. Provate a pensare un attimo a come vorrebbe vedervi lui. A come vorrebbe vedere i vostri capelli, a quale acconciatura, a quale livello di trucco. Ecco… se mi date retta quella è l’immagine cui dovreste fare riferimento.

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Corso Prematrimoniale – primo incontro – parte prima

Eccoci dunque al primo incontro prematrimoniale. Siamo attesi per le 21 insieme ad una decina di coppie. Abbiamo più o meno la stessa età, quasi tutti conviviamo (partiamo malissimo) e per la maggior parte rivediamo una chiesa dopo almeno un decennio. Insieme a noi ci sono DUE coppie sposate ed il parroco, molto giovane e piuttosto simpatico.

Ci fanno accomodare in una di quelle salette che certamente vengono usate per catechismo o incontri religiosi. Ai muri immagini sacre, disegni a sfondo religioso e scritte dai contenuti noti e meno noti. Su tutto campeggia una foto dell’attuale pontefice. Un amico che la sa lunga mi ha suggerito di riferirmi a lui come al Pastore Tedesco. Non è un’offesa, semmai una goliardata. Non mi piace e preferivo quello Polacco. La presenza di quella foto, così simile a quei disegni che nei fumetti rappresentano il vampiro, non mi mette a mio agio.

Dobbiamo sedere gli uni accanto agli altri, coppia a fianco a coppia, in cerchio, insieme al parroco (silente) e alle due coppie di Kapo (tristemente famosi nei campi di sterminio ma, nel concetto, assai azzeccati). Ci presentiamo. Dobbiamo dire nome e cognome, età e mestiere. Sembra un colloquio di lavoro e l’atmosfera è freddina. In fondo non ci si conosce.

Il parroco esordisce con una frase che stempera il clima: “chiariamo subito che non siamo qui per fare catechismo. So bene che molti di voi non vengono in chiesa e che continueranno a farlo. Ovviamente la cosa mi dispiace ma non sono qui per giudicare”. Ho le lacrime agli occhi e mi distendo come avessi passato l’esame. Avevo qualche timore ed ora sono stato tranquillizzato. “Non sarà un corso palloso – ci diciamo tra coppie – Meno male”.

L’incontro prosegue con la presentazione del parroco, delle coppie sposate e del corso. Mi sembra tutto molto tranquillo e ne sono piacevolmente colpito. Il parroco non ci fa il sermone neppure sul fatto che siamo tutti (o quasi) conviventi. Si limita a dirci che non può ovviamente benedirci ma che i veri peccati sono altri. Siamo sempre più felici di aver scelto questo corso anche se dura molto più di altri.

Le coppie sposate sono invece decisamente meno “casual”. Avverto lo sforzo di sembrare “giovani” e “aperti” ma ad ogni frase vengono accompagnate due o tre parole che, se fossi psicologo, definirei “rivelatrici”. Si sforzano di essere moderni ma sono – scopriremo – dei guardiani dell’ortodossia che in Afganistan non sfigurerebbero tra i Taleban. Con le dovute differenze religiose. Sono composte entrambe da lei insegnante (poveri alunni) e lui impiegato anche di alto livello. Gli uomini sono visibilmente sottoposti psicologicamente alle mogli. Uno dei due è pronto per essere annoverato tra i martiri (con una moglie così).

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