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Documenti alla Parrocchia della cerimonia
Il prete ha dato buca
Il prete ha dato buca. Una nuova tegola si abbatte sull’organizzazione del matrimonio dei nostri poveri promessi sposi.
Il prete, già tentennante sin dai tempi della prima richiesta, ha ufficialmente alzato bandiera bianca. Non potrà celebrare le nozze.
A rendere impossibile la partecipazione del parroco alla cerimonia hanno contribuito vari elementi come la distanza della parrocchia dove si celebra, il fatto di avere una precedente richiesta da parte di parrocchiani e… un collega polacco.
Il prete slavo ha tirato buca al matrimonio dei parrocchiani e il nostro lo deve sostituire.
La tragica notizia è stata comunicata con toni sommessi ed accompagnata da una assicurazione “il primo battesimo vengo di sicuro”.
Battesimo? Ma vaffa…
Corso Prematrimoniale – primo incontro – parte prima
Eccoci dunque al primo incontro prematrimoniale. Siamo attesi per le 21 insieme ad una decina di coppie. Abbiamo più o meno la stessa età, quasi tutti conviviamo (partiamo malissimo) e per la maggior parte rivediamo una chiesa dopo almeno un decennio. Insieme a noi ci sono DUE coppie sposate ed il parroco, molto giovane e piuttosto simpatico.
Ci fanno accomodare in una di quelle salette che certamente vengono usate per catechismo o incontri religiosi. Ai muri immagini sacre, disegni a sfondo religioso e scritte dai contenuti noti e meno noti. Su tutto campeggia una foto dell’attuale pontefice. Un amico che la sa lunga mi ha suggerito di riferirmi a lui come al Pastore Tedesco. Non è un’offesa, semmai una goliardata. Non mi piace e preferivo quello Polacco. La presenza di quella foto, così simile a quei disegni che nei fumetti rappresentano il vampiro, non mi mette a mio agio.
Dobbiamo sedere gli uni accanto agli altri, coppia a fianco a coppia, in cerchio, insieme al parroco (silente) e alle due coppie di Kapo (tristemente famosi nei campi di sterminio ma, nel concetto, assai azzeccati). Ci presentiamo. Dobbiamo dire nome e cognome, età e mestiere. Sembra un colloquio di lavoro e l’atmosfera è freddina. In fondo non ci si conosce.
Il parroco esordisce con una frase che stempera il clima: “chiariamo subito che non siamo qui per fare catechismo. So bene che molti di voi non vengono in chiesa e che continueranno a farlo. Ovviamente la cosa mi dispiace ma non sono qui per giudicare”. Ho le lacrime agli occhi e mi distendo come avessi passato l’esame. Avevo qualche timore ed ora sono stato tranquillizzato. “Non sarà un corso palloso – ci diciamo tra coppie – Meno male”.
L’incontro prosegue con la presentazione del parroco, delle coppie sposate e del corso. Mi sembra tutto molto tranquillo e ne sono piacevolmente colpito. Il parroco non ci fa il sermone neppure sul fatto che siamo tutti (o quasi) conviventi. Si limita a dirci che non può ovviamente benedirci ma che i veri peccati sono altri. Siamo sempre più felici di aver scelto questo corso anche se dura molto più di altri.
Le coppie sposate sono invece decisamente meno “casual”. Avverto lo sforzo di sembrare “giovani” e “aperti” ma ad ogni frase vengono accompagnate due o tre parole che, se fossi psicologo, definirei “rivelatrici”. Si sforzano di essere moderni ma sono – scopriremo – dei guardiani dell’ortodossia che in Afganistan non sfigurerebbero tra i Taleban. Con le dovute differenze religiose. Sono composte entrambe da lei insegnante (poveri alunni) e lui impiegato anche di alto livello. Gli uomini sono visibilmente sottoposti psicologicamente alle mogli. Uno dei due è pronto per essere annoverato tra i martiri (con una moglie così).
