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Il prete ha dato buca

Il prete ha dato buca. Una nuova tegola si abbatte sull’organizzazione del matrimonio dei nostri poveri promessi sposi.

Il prete, già tentennante sin dai tempi della prima richiesta, ha ufficialmente alzato bandiera bianca. Non potrà celebrare le nozze.

A rendere impossibile la partecipazione del parroco alla cerimonia hanno contribuito vari elementi come la distanza della parrocchia dove si celebra, il fatto di avere una precedente richiesta da parte di parrocchiani e… un collega polacco.

Il prete slavo ha tirato buca al matrimonio dei parrocchiani e il nostro lo deve sostituire.

La tragica notizia è stata comunicata con toni sommessi ed accompagnata da una assicurazione “il primo battesimo vengo di sicuro”.

Battesimo? Ma vaffa…

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Gli avvoltoi delle mostre degli sposi

Una delle attività più allucinanti e francamente assurde legate ai preparativi per il matrimonio è certamente quella della visita rituale ad una o più mostre dedicate appunto, agli sposi. Noi ne abbiamo visitate due e, francamente, le consiglio solo a chi desidera provare sulla sua pelle ciò che prova un animale morente nel deserto quando è circondato dagli avvoltoi. Sin dall’ingresso si viene trattati, in tutto e per tutto, come prede, come vergini in un covo di marinai o ergastolani. Si può leggere in viso, alle persone che ti si fanno incontro, che sei solo una banca da assaltare, un cosciotto di agnello da spolpare sino all’osso. L’unico aspetto positivo, a volerne cercare uno, è quello della “concentrazione”. È ovvio che a una mostra per gli sposi, troverete tutto ciò che vi serve, dall’auto storica al vestito, dalle bomboniere all’elicottero che spargerà petali di rosa sulla vostra chiesa. Un’occasione da prendere al volo per “un’occhiata generale”. Vi consiglio di non portare il portafogli o carte di credito e di legare le mani dietro la schiena alla vostra futura mogliettina. Una donna colta da irrefrenabile desiderio potrebbe organizzare un matrimonio nel giro di poche decine di minuti e potrebbe impegnarsi con 7 parrucchieri, 15 fotografi, 20 case di moda e una cinquantina di addetti alle videoriprese. È bene, pertanto, arrivare alla visita con mesi e mesi di anticipo sul lieto evento. Quando, cioè, la vostra lei non sarà ancora stata presa dal delirio di onnipotenza e dal terrore di arrivare nuda all’altare tra i fischi di dileggio degli amici e i bisbiglii delle amiche impegnate a distruggere ogni singola decisione presa. Preziosi consigli: portatevi carta e penna, raccogliete biglietti da visita degli espositori che vi interessanto e su cui scriverete immediatamente la cifra che avete sentito (chiamando dopo una settimana potreste sentirvi fare un preventivo lievitato di 300 euro, prova provata). Raccogliete, se ci sono, i depliant con le “offerte”. Se ora ridete di quel parrucchiere che vi ha offerto una acconciatura per lei a 400 euro, domani potreste trovarvi nella necessità di pregarlo in ginocchio di lisciare il crine della vostra futura mogliettina. Perché lei ora vi dice che vuole giusto una aggiustatina ma tra qualche mese vi mostrerà cataloghi con acconciature degne della regina Maria Antonietta a Versailles (anche per quanto riguarda la spesa). Approfittatene anche per chiedere ad ogni agenzia di viaggio un preventivo per il vostro viaggio di nozze. Scoprirete che andare nello stesso posto, nello stesso albergo, nello stesso periodo e con la stesso aereo… vi può costare da 10 a 1000 a seconda del livello di serietà (o forse sarebbe meglio dire di farabutteria) del venditore. Non disdegnate le prove di confetti e dolci e state alla larga dalle sfilate di moda. Quelle stangone magrissime che sfilano avvolte in magnifici abiti bianchi NON hanno nulla a che vedere con la vostra graziosa, bellissima, splendida futura moglie. LORO sono modelle…

Ah…quasi dimenticavo. A meno che non siate privi di braccia e gambe, miliardari, acefali o veri inetti, lasciate perdere i wedding planner possono trasformare il matrimonio di un meccanico (con rispetto parlando) e di una buzzicona nel ricevimento di Lady Diana. O meglio… possono farvi credere di essere in grado di farlo. Ma non è vero…

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L’abito da sposa – Sfilate e mostre

Se state cercando l’abito da sposa preparatevi a una delle esperienze più assurde che un essere umano possa vivere: la fiera degli sposi. Vi capiterà di entrare in centri congressi, hotel, fiere e centri commerciali ed avere quella sensazione strana che hanno le mucche quando entrano nei macelli. Tutte quelle facce sorridenti, quegli sguardi interessati che riconosceresti in un documentario sugli avvoltoi. La tecnica di caccia è tristemente semplice. Basta pubblicare un annuncio, appendere un manifestino, lanciare uno spot in tv e inserire nel testo le parole: “sposi”, “matrimonio” e “sfilata abiti da sposa”. Le povere vittime (noi) accorreranno numerose come attratte da un fluido irresistibile. Sarà la vostra lei a trascinarvi se non volete. Vi dirà che non ce la fa più a girare per negozi e che vuole che anche voi partecipiate all’organizzazione. L’idea di sbrigare tutto in un pomeriggio, una giornata al più, è avvincente e smuove dal suo divano anche il promesso sposo più pigro. Se siete sfortunati troverete cinque o sei tavolini arrangiati alla meno peggio nello spazio pubblico di un centro commerciale. La sfilata di moda durerà 3 ore e vi saranno mostrati 10 modelli. Tra una “uscita” e l’altra delle modelle vi saranno ricordati tutti gli sponsor dell’iniziativa. Anche i nomi e i cognomi dei nipoti di ogni titolare. Vi chiederete perché sul palco sfilano flessuose delle “gattone in abito bianco” mentre voi sposerete un cubo avvolto in tulle e prima di svenire sarete avvicinati da non meno di 50 fotografi, 30 addetti alle riprese tv e da un vecchietto che vi proporrà di accompagnare in chiesa la sposa a bordo dell’auto usata da Adolf Hitler per le parate di Berlino. Se invece sarete “fortunati” entrerete in uno spazio espositivo con decine e decine di stand con gli onnipresenti fotografi e registi, una sfilata di troioni rumeni avvolti in abiti da 5mila euro senza le riparazioni (eufemismo che sta per “ti rifaccio il vestito da capo a piedi vagamente somigliante a quella meraviglia che hai visto. Del resto che cazzo vuoi tu, piccolo bassotto spelacchiato e tarchiatello… hai visto che gambe che hanno quelle?”) e alcuni stand di abiti per lui (tra il ridicolo e il farsesco, anche nei prezzi). Appariranno magicamente anche alcuni negozi di bomboniere che ti possono offrire dal cartoncino piegato (da te a casa tua) alla zuppiera d’argento che contiene 15 chili di confetti (la tipica bomboniera per i testimoni). Accanto a loro si muove un popolo di nani e ballerine che assomiglia a una corte dei miracoli. Cercheranno di convincervi che dovete affittare l’orchestra della Scala per il ricevimento, due tenori per i canti in chiesa e che persino la vostra biancheria intima dovrà essere firmata. Mentre vi chiedete a chi dovete mostrare le chiappe durante la festa… vi convinceranno ad arrivare in elicottero sul piazzale della Villa dove si terrà il ricevimento di nozze… perché il vostro ristorante ce l’ha l’eliporto, vero?

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Andiamo a mangiare in un posto da “fighetti”?

Per prima cosa vorremmo tranquillizzare tutti i partecipanti al rinfresco. La tenuta “La Marchesa” non è un agriturismo vero e proprio ma nemmeno la vera tenuta di una vera marchesa. Vi sveliamo, rifuggendo per natura ogni forma di snobbismo, che trattasi di cascina agricola acquistata da imprenditore del settore tessile e trasformata prima in agriturismo e poi in location per matrimoni. Non esiste nessuna “marchesa”. Probabilmente se l’avessero chiamata “la sguattera che lava i piatti” avrebbe fatto meno effetto. Tutto qui.

Pare, dicunt, tradunt, che vi sia stata una “signora marchesa” che, millanta anni fa organizzò un ricevimento di nozze. Ma si tratta di una “leggenda di paese”. Il posto è carino, simpatico, in mezzo alla natura e “vicino” al luogo della cerimonia. È stato scelto dai futuri sposi “a pelle” e non vi sono altri motivi reconditi. Se doveste dedurre qualcosa fatelo pubblicamente sul blog. Siamo molto curiosi.

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Il Fiorile (Vignole Borbera)

Si tratta di un agriturismo vicino Vignole Borbera in località Castel Ratti. Un cascinale non troppo grande ristrutturato con cura e trasformato in struttura ricettiva e di ristorazione. Ha un ampio parcheggio, uno spazio giochi per bambini ed un campetto in erba per partitelle pre e post pranzo. Un giardino con prato e alcuni gazebo, è possibile mangiare all’aperto e all’interno.

All’esterno è possibile creare una sorta di copertura per pranzare all’ombra sino a 120 persone mentre all’interno dubito possano starci più di una 80ina di persone.

Il ristorante è molto conosciuto in zona (e non solo) per la cucina molto saporita e curata.

Ottimi i primi con il formaggio Montebore, tipico della zona.

La sala con i tavoli si trova al piano rialzato di quello che, un tempo, doveva essere un fienile. Struttura in pietra a vista e muratura. Molto particolare e di sicuro effetto.

Il personale è molto simpatico e la famiglia che lo gestisce è molto ospitale.

Certamente il punto a favore è la cucina. Elementi positivi: spazi verdi, gazebo esterni e sala interna, cucina molto saporita e per nulla scontata.

Elementi negativi: spazio limitato all’interno, rigidità organizzativa, troppi “la quota non comprende”.

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Villa Solaro (Savignone)

 

La strada per arrivare non è poca ma il luogo è davvero immerso in un angolo di natura molto piacevole. Si tratta di una villa padronale, con architettura molto particolare ed elegante, immersa in un ampio giardino cui si accede da un viale in ghiaia.

Si lascia l’auto sotto alcuni castagni secolari che sono curati come bonsai. Molto belli durante l’autunno sebbene vi siano foglie e castagne a terra.

La villa ha un porticato piuttosto ampio per gli antipasti o per l’aperitivo. Una sala interna per un massimo di 75 / 80 invitati

Un ampio giardino esterno e possibilità di utilizzare un prato molto ampio e di lasciare le auto in un parcheggio poco distante riservando il piazzale alla sola auto degli sposi.

La cucina è ligure-trentina con piatti molto buoni e ricercati, merito del cuoco, decisamente bravo.

Personale garbato e dai modi raffinati, forse eccessivi. Scelta di vini superiore (considerando però che non sono un esperto).

Anche in questo caso abbiamo pranzato prima di accennare alle nostre esigenze.

Ottimi i taglieri di formaggio e di salumi, i primi ed i secondi. Buono il vino.  

Forse anche in questo caso il conto, sebbene adeguato, stona un po’ con il lungo viaggio che occorre fare per arrivare.

Per quanto riguarda il rinfresco occorre sottolineare che, se volete mangiare seduti all’interno, non potrete invitare più di 80 persone. Diverso il discorso se volete far attrezzare dei dehors all’esterno o far mangiare a buffet.

Il numero degli antipasti è impressionante così come la varietà dei primi e dei secondi.

I vini sono compresi ( 1 bottiglia ogni 4 persone) mentre la torta non lo è.

Ovviamente sono a parte anche gli addobbi floreali.

La richiesta è di 60/70  euro a persona.

Lo sposo ammette di aver avuto una infatuazione per il luogo, molto riservato ma non eccessivo. Con il parcheggio ben separato dal luogo del ricevimento e con un ampio prato per sdraiarsi con una coperta o con cuscini.

Elementi che ci hanno spinto a lasciar perdere: ignoti

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La Villa (Savignone)

in fase di elaborazione

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Perchè non posso scegliere anche io l’abito da sposa?

Voi donne riflettete… avete mai visto un marito che dicesse alla moglie: “ma che cazzo di abito ti sei comprata?”. Pensate di essere le uniche ad avere un compagno/marito che le critica per gli abiti acquistati? E dunque come mai nessuna delle vostre amiche sposate vi ha mai raccontato di come il marito le abbia detto la frase di cui sopra? La risposta è semplicissima… gli uomini mentono.

Ok, ragazzi, ammettiamolo pure pubblicamente. Siamo terrorizzati da quello che la nostra lei potrebbe inventarsi per il giorno del matrimonio. Siamo in ansia ogni volta che arriva a casa con un sacchettino (ino?) e ci ballano le ginocchia quando se ne esce con un “guarda cosa ho comprato…”. Di solito si tratta di cose terribili o che, nella migliore delle ipotesi, vi sembra di aver già visto, in centinaia di esemplari, nella sua cabina armadio. Se contaste le volte che vi si è parata davanti con vestiti che non vi piacevano sareste davvero preoccupati di sapere che presto acquisterà un vestito bianco, molto appariscente (è il suo matrimonio) e soprattutto SENZA la vostra consulenza. Vi dirò di più… lo sceglierà con mammina o con una di quelle amiche che sembra facciano a gara nel consigliarle ciò che a voi non piace ed a loro sta malissimo.

Io sono molto preoccupato. Spenderà il prodotto interno di un medio stato centro africano e rischiate di portarvi in giro per una giornata intera una ragazza che vagamente somiglia alla vostra lei e che è vestita in modo orribile. Eppure non potete farci assolutamente nulla. Inizio a credere che si tratti di una sorta di cerimoniale ancestrale di “iniziazione” all’essere marito. Vi prepara alla nuova condizione in cui non controllate il denaro, non controllate la vostra donna e, soprattutto, ogni cosa avviene senza che nessuno vi chieda un parere. È una sorta di passaggio di fede, di accettazione del dogma. Non siete più uomo ma “soprammobile”.

Ma proviamo ad analizzare il fatto in se stesso. L’uomo non può vedere l’abito da sposa (o la sposa vestita con l’abito?) perché porta sfortuna. La tradizione è talmente radicata che immagino vi siano notizie certe di mariti colpiti da asteroidi o meteoriti proprio pochi secondi dopo aver visto l’abito nuziale della propria futura moglie. Qualcuno, là fuori, mi sa dare delle coordinate in tal senso? Dove posso leggere perché non posso scegliere/vedere il vestito che mia moglie indosserà? Capisco che sia una sottile – nemmeno troppo – metafora sul rapporto pre matrimoniale ma mi volete spiegare chi se ne accorge? In entrambe le situazioni… solo i coniugi sanno.

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L’abito da sposa

Su questo particolare “ingrediente” della cerimonia non potrò dire molto e lascio ampio spazio alla gentil, prossima, consorte. Permettetemi, però, di formulare alcuni pensieri in libertà. Iniziamo con il ribadire che trovo veramente assurdo spendere migliaia di euro per un vestito (bellissimo, per carità) che indosserete solo un giorno. È un incredibile spreco di risorse ed uno schiaffo alla miseria, compresa la nostra. È evidente che, nonostante decenni di lotte sociali, la donna sia ancora ancorata a elementi di tradizione che dovrebbe rifuggire come la peste. L’abito bianco, inutile ribadirlo, è un richiamo a una certa condizione “fisica” che – secondo quella stessa tradizione – dovreste conservare sino al giorno del matrimonio e che, per fortuna anche nostra, non è che un pallido ricordo per molte o una condizione pre adolescenziale per altre (considerando l’età media del matrimonio intorno ai 30 anni e certi turbinii di traffico tra le lenzuola). Un retaggio del passato che ricorda omicidi d’onore, la lapidazione di certi fondamentalismi e la segregazione imposta per millenni da famiglia e società. Ci si aspetterebbe una sollevazione di popolo contro i simboli della schiavitù ed invece, straordinariamente, sono riusciti a “cambiare il gioco” convincendovi che quell’abito significa che, in quel giorno, siete delle Principesse al gran ballo della vita. I veli, gli strascici, il fatto di esser le uniche autorizzate a vestire in quel modo, sono gli ami tesi per catturarvi e voi abboccate come le boghe più ingenue. Con lo stesso metro logico ci dovremmo aspettare di vedere i neri americani che girano per strada con catene, magari di plastica, ai piedi. Non voglio nemmeno prendere in esame quelle matte che si trasformano in meringhe vaporose tra pizzi, merletti e veli o che si tirano come fossero le dive di Hollywood. Trucchi pesanti e abiti stile Madame Pompadour (ogni riferimento …) e spesso il risultato sfiora (o travalica) il ridicolo. Una ragazza carina, magari non una modella ma piacente, si trasforma nella caricatura di una “mignottona” in abito nuziale. Pensateci e riflettete bene anche perché quel poveretto che vi aspetta in chiesa e che vi vede tutte le mattine con il pigiama di peluche, potrebbe non reggere e scoppiare a ridervi in faccia. Per non parlare poi di quelle “sciantose” con strascico e velette che entrano come fossero la principessa Diana e poi, al primo intoppo, cristano e smadonnano come il peggiore degli scaricatori di porto. Pessime. Vi suggerisco un esercizio di riflessione. Dimenticate il matrimonio della Vs amica, quella odiosa che si è comprata l’abito da Valentino e vi ha detto di averlo pagato 3000 euro solo per farvi invidia e soffermatevi, invece, su come siete voi realmente. Pensate che la persona che dovrà restare più sorpresa (considerato anche che non vi può vedere prima) dovrebbe essere lo sposo. Provate a pensare un attimo a come vorrebbe vedervi lui. A come vorrebbe vedere i vostri capelli, a quale acconciatura, a quale livello di trucco. Ecco… se mi date retta quella è l’immagine cui dovreste fare riferimento.

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Il Ricevimento – Cosa avrebbe voluto fare lo sposo

Ovviamente sono felice di come stiamo organizzando la faccenda ma in questo spazio vorrei perlomeno accennare a quello che avrei voluto fare

Avrei voluto organizzare una serie di tavolate in un bel prato fiorito, voi sapete dove, per salutare la giornata con una festa dedicata esattamente a quel luogo e, ovviamente, tutta in tema.

Avrei voluto chiedere ai “cacciatori” di prestarci tavoloni e sedie, tovaglie a scacchi rossi e bianchi e il pentolone per una polentata.

Avrei voluto piattoni di fave e salame (fuori stagione?) e di formaggio fresco di capra.

Avrei voluto cestini di pane e focaccia e naturalmente vino, rigorosamente bianco.

Avrei voluto acqua “ del truogolo” perché penso che la comunione, nel senso cristiano, valga anche per i luoghi.

Se sono in pace in un posto, questa pace si trasforma in una energia benefica che pervade ogni cosa.

Questa energia è ovunque e aumenta sommandosi a quella emanata da altre persone “positive”.

Gli amici che sorridono, le persone che ci hanno amato e che magari non ci sono più, i familiari che in quel luogo sono stati e sono felici.

Quell’energia, credo, si accumula nelle cose, nei luoghi e nelle persone è e resta.

Nel terreno, nell’aria e, ovviamente, nell’acqua.

Forse bestemmio ma mi sento di far la comunione con il mondo quando bevo l’acqua di quel truogolo.

Sento forte l’energia che scorre e che entra a far parte di me sebbene solo un “foresto”, un invitato.

Questa energia donata mi rigenera e penso possa essere beneaugurante in una avventura pazzesca come quella che va ad iniziare.

Avrei voluto invitare tutti e nessuno escluso.

Avrei voluto condividere nel vero senso della parola.

(il quasi sposo)

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